«Patriae scribere iussit amor» «l'amor patrio mi spinse a scrivere»
(Ovidio)
VISANO nella storia della Bassa Bresciana Orientale
"VISANO è un piccolo paese della Provincia di Brescia, a circa 60 m. sul livello del mare, alla destra del fiume Chiese. Dista dal capoluogo 29 Km. ed è collegato alla sua città con la ferrovia Brescia-Parma e col servizio di autocorriera della Saia di Mantova. Tutto il territorio comunale misura Kmq. 11,20, con una popolazione a fine giugno del 2000 di 1.687 abitanti di cui 846 maschi e 841 femmine. Confina a nord col comune di Calvisano; a ovest con quello di Isorella; a sud con Remedello; a est con il comune di Acquafredda.
È antichissima Pieve e l'arciprete locale porta ancora il titolo di «Plebano». Il paese è collocato all'inizio della pianura Padana, a sud del lago di Garda, dopo le varie ondulazioni moreniche nelle colline di Montichiari e di Carpenedolo. Il suo sottosuolo è di origine post-glaciale per i vari depositi di sabbie, ciottoli ed argille.
PERCHE' TALE NOME FU DATO A QUESTO PAESE
«Gran parte della Pianura Padana era allora e lo fu ancora più tardi occupata da estese paludi e da fitte selve».
(Ettore Pais in Storia critica di Roma, cap. I, pag. 286 - cfr. Strabone in Geografia).
Non bisogna pensare il suolo di questo paese nelle condizioni attuali, ben coltivato, bonificato e quartierato; era un terreno lasciato ai pascoli e dove abbondavano immense distese di boschi per il continuo rifluire delle acque del fiume Chiese, frequentemente in piena e straripante, che libero dalle modeste arginature naturali, con facilità invadeva tutta la terra circostante e gli stessi vicini paesi, rendendoli paludosi e malsani. Lo stesso sottosuolo, detto «zona dei fontanili», favoriva, l'estendersi di queste foreste di pioppi, di quercie, di olmi, di betulle ed il moltiplicarsi della selvaggina, trovando asilo sicuro e cibo tra la frescura del rigoglioso sottobosco.
Ancora oggi, nonostante la distruzione di queste foreste per utilizzare il terreno a coltivazione intensiva, questi luoghi sono chiamati «Bosco, Boscone, Boschetti, ecc.». La presenza di questa vegetazione boschiva doveva certamente favorire la permanenza dei Cenomani, in quanto essi ritenevano il bosco luogo sacro. La loro casta sacerdotale, i «Druidi» (derivante da «Derù = Bosco, quercia», voce sacra celtica, come vuole l'Odorici con Plinio) presiedeva con grande prestigio e con comando assoluto agli atti di religione, ai riti, alle preghiere nei boschi, ritenuti veri templi e dove tra le ombre, il silenzio e la maestà del luogo compiva le sue arcane cerimonie, pubblici convegni, adunanze civili per discutere sui vari ordinamenti sulla pace e sulla guerra."
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